”Scusi per Lollove”?

Il passante indica una strada sotto la Solitudine. Via da Nuoro per una quindicina di chilometri.

Giu’ al bivio si intravede la superstrada. Sara’ l’ultima cosa moderna che vedro’ per un bel pezzo.

Svoltando verso sinistra la strada si perde in una marea di buche, cespugli e tornanti.

Lontano, staccata da tutto e da tutti si erge umile Lollove.

Devi lasciare fuori il Tempo quando entri a Lollove, perche’ qui perde qualsiasi significato.

Ti aggiri per i vicoli ed i selciati e dire di farsi una passeggiata nel medioevo sarebbe un eufemismo.

Questi cortili, questi ciottoli, questi muretti non cingono piu’ famiglie numerose come conigli ma solo silenzio.

Il latrato dei cani, il razzolare delle galline e il vento sono l’unica colonna sonora che ti accompagna tra i primi timidi mandorli fioriti ed aranci dai frutti che mai nessuno cogliera’.

Le strade hanno ancora targhe da nomi ottocenteschi. Via Garibaldi. Via dei Mille. Via Nino Bixio e cosi’ via. Le casupole dalle tettoie fatiscenti fanno intravedere i resti di vecchie panche e tavolate. Una volta forse tavole calde di vino, di discussioni, di moti che animavano i cuori del secolo scorso; quando sembrava che il mondo potesse ancora essere cambiato dalle passioni e dalle rivoluzioni.

Mi avvicino all’unica casa che sembra possedere un lume all’interno. Dalla finestra faccio contatto visivo con una signora in vestedda e abbasso il viso a mo’ di buonasera. La vecchietta dopo qualche secondo esce dalla porta ed in italiano netto mi urla ”Che cosa c’e’?”. Il tono era lo stesso che di solito si riserba alle visite degli impiegati di Equitalia ed Abbanoa.

L’unico sentiero che potrei definire di circonvallazione e’ una mulattiera gelosamente custodita da una scrofa ed i suoi maialetti. A seguire uno strascico di rifiuti frutto di feste e goliardate passate.

A Lollove infatti non esiste ne’ una discarica ne’ un cimitero, perche’ queste cose ricordano agli uomini il potere del Tempo, ed il tempo a Lollove non esiste.

Il vaiolo non si dimentico’ pero’ di Lollove. E fece sentire la sua mano pesante. Quando nel 1860, l’ultimo sindaco del paese chiese disperatamente alle autorita’ un accesso alle strade ed un cimitero le sue lettere rimasero inascoltate.

Lollove divenne cosi’ una sorta di Macondo barbaricina, dimenticata da tutto e da tutti, fino a quando la Deledda non ci ambiento’ La Madre, dove un giovane prete si invaghiva di una giovane locale, ovviamente con risvolti finali non piacevoli.

Non tiro’ fuori tutto dal nulla ad ogni modo.

Un tempo, accanto alla decadente chiesa di Santa Maddalena, esisteva un chiostro di monache.

La maggior parte ex meretrici, di cui la suddetta santa era patrona.

Comunque, come spesso accade, il lupo perde il pelo ma non il vizio, e le simpatiche suore, nonostante l’illuminazione divina non persero i vecchi bollori.

Iniziarono tresche ed incontri dal sapore piu’ profano che spirituale con i giovani locali, specie se giovani maschi ed aitanti.

Il divertimento duro’ fino a quando le autorita’ ecclesiastiche di competenza non furono avvisate.

Fu cosi’ che le suore incriminate vennero scacciate. Questo non impedi’ a qualcuna di lanciare un’ultima maledizione su Lollove:

”Lollove as a esser chei s’abba e su mare: no as a crescher nen parescher mai! ”

(”Lollove! Sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai mai”.)

E cosi’ ancora e’.

-Di Manuele Pintore

Commenti

Una replica a “”Scusi per Lollove”?”

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